Il nostro giro delle Tre Cime di Lavaredo

Secondo giorno della nostra vacanza, le previsioni preannunciano un sole splendente, quindi decidiamo di programmare il giro delle Tre Cime di Lavaredo. Prima di andare a letto puntiamo la sveglia, però non sarà lei a svegliarci, ma l’adrenalina, l’euforia, la voglia di camminare, e diciamocelo…le Dolomiti! Infatti dopo poche ore siamo in piedi, svegli e pimpanti, con le montagne che ci danno il buongiorno con l’enrosadira dell’alba, e l’aria frizzante a darci una sferzata di energia.

Un prerequisito fondamentale…

Dopo aver fatto colazione ci dirigiamo verso Dobbiaco alla ricerca del Passaporto delle Dolomiti, dato che non avevamo pensato di procurarcelo online prima delle ferie. Non è stato facile trovarlo, ma alla fine abbiamo portato a termine la missione. Durante la nostra prima vacanza sulle Dolomiti conoscevamo la tradizione dei timbri da fare nei rifugi e nelle malghe, ma non questo simpatico libriccino della Light Hunter Shop (diffidate dalle imitazioni!). Come vedete, è fatto proprio come un vero passaporto, per collezionare i timbri e i ricordi.

Passaporto delle Dolomiti con timbro del Rifugio Auronzo
Ecco inaugurato il Passaporto delle Dolomiti col primo timbro: Rifugio Auronzo!

Partenza!

Impostiamo il navigatore e partiamo alla volta del Rifugio Auronzo, dove parcheggeremo prima di iniziare il giro. Il rifugio si raggiunge passando per la strada statale 51 che attraversa il Parco Naturale Tre Cime regalando panorami che tolgono il respiro. Per accedere all’ultimo pezzo di strada si deve pagare un pedaggio (attualmente di € 30,00 ad auto). La strada sale sempre di più e dietro ad un tornante incontriamo la troupe di “Un passo dal cielo” che sta girando alcune scene della serie tv.

Il cielo sembra essersi coperto, ma noi siamo fiduciosi.

Arriviamo al parcheggio, scendiamo dalla macchina, e una brezza decisamente fresca ci dà la “seconda sveglia” della giornata. Entriamo al rifugio Auronzo per inaugurare i nostri passaporti con il primo timbro.

Iniziamo a sgranchirci le gambe…

Imbocchiamo poi il sentiero pianeggiante (101) che costeggia la parete sud delle Tre Cime fino alla piccola Cappella degli Alpini dedicata a Maria Ausiliatrice. Qui ci fermiamo un attimo per scattare qualche foto ed ammirare il paesaggio. La temperatura è più mite e il sole inizia a fare capolino tra le nuvole che si dissolvono lentamente.

La seconda tappa è il Rifugio Lavaredo. Dalla sua posizione è possibile vedere finalmente tutte e tre le Cime, mentre dal rifugio Auronzo si vedeva la parete sud, che permette di ammirarne soltanto due.

Persona in piedi su una roccia che sembra essere nel vuoto
Abbracciando la montagna

Le nuvole giocano a rincorrersi, prestandosi a numerose fotografie tutte diverse. Decidiamo di fare una seconda colazione (col senno di poi mai scelta fu più azzeccata, e più tardi scoprirete il perché): ordiniamo due fette di torta e un bombardino e ci sediamo ai tavoli. Finalmente il calore del sole si fa sentire. Prima di rimetterci in cammino, la proprietaria del rifugio ci consiglia di arrivare fino alla forcella Lavaredo facendo la strada bassa. A volte il ghiaione della strada più alta può essere instabile, specialmente dopo qualche giorno di pioggia, come nel nostro caso.

Smaltiamo torta e bombardino!

Il sentiero inizia a salire un po’, è una salita lenta e costante, ma riusciamo a scorgere la meta e la fatica si fa sentire meno.

Arrivati alla forcella Lavaredo le Tre Cime ci mostrano tutta la loro maestosità. C’è ancora un po’ di neve e giocarci è inevitabile. Mentre pianificavamo questa vacanza abbiamo visto tantissime fotografie e letto tanti articoli, ma il momento in cui scollini e le vedi…

Sei lì ai loro piedi e hai quasi l’impressione di poterle toccare, mentre ti guardano con la loro imponenza… È un’emozione bellissima.

Vista delle Tre Cime di Lavaredo sulla valle
Le Tre Cime svettano sulla valle

Il paesaggio circostante fa da cornice perfetta, ci sediamo per respirare un po’ e ammirare quanti più dettagli possibili. Vicino a noi, a mangiare qualcosa e riposarsi, troviamo una famiglia di Genova.

Al rifugio Lavaredo ci avevano comunicato che il rifugio Locatelli era chiuso, proseguiamo comunque per quella direzione, ma seguiamo il sentiero che porta a valle. Lungo la discesa a gradoni abbiamo avuto a farci compagnia l’euforia di Viola, la bellissima labrador giocherellona della famiglia genovese. Probabilmente a fine giornata avrà percorso almeno il triplo dei km, visto il continuo su e giù e avanti e indietro che faceva correndo felice 🙂

L’unica vera salita del giro

Finito il sentiero in discesa troviamo davanti a noi una salita abbastanza ripida. Riprendiamo un po’ fiato per prepararci alla prossima tappa, e ne approfittiamo per leggere alcune scritte con i sassi lasciate dagli altri escursionisti, visto che la gola ne è piena. Il sentiero davanti a noi non è particolarmente esposto, ma in alcuni punti è abbastanza stretto. Mentre cerchiamo di fare appello a tutte le nostre energie sentiamo la parola magica: “malga” (un gruppo di persone che sta facendo il giro in senso contrario ci dà forza comunicandoci l’esistenza di questa oasi di felicità)…

Ebbene sì, tutta la nostra fatica verrà ripagata, anche perché la seconda colazione è ormai un lontano ricordo. Quindi riprendiamo il cammino lungo la ripida (e a tratti scivolosa) salita ghiaiata, con il miraggio della malga a spronarci.

Finalmente…

Dopo aver percorso qualche chilometro di saliscendi tra sassi, bellissimi fiori colorati, le Cime a fare da sfondo, e alcuni falsi allarmi come “dopo quella curva saremo alla malga”, vediamo finalmente il tetto della Malga Langalm.

Vista sulla malga Langalm
Ecco il miraggio che si avvera: la malga!

Ci rinfreschiamo le mani e il viso nel rivolo d’acqua (GE-LI-DA! :D) che scorre davanti alla malga, e ordiniamo un tagliere di salsiccia di cervo e formaggi con due birre medie. Nell’attesa ci sediamo ad ammirare la natura che ci circonda: la sensazione di pace e di tranquillità è immediata. La stanchezza svanisce in un attimo. Durante la salita la voglia di giungere alla malga ci ha fatto fare amicizia con una coppia di Brescia, con la quale abbiamo condiviso la meritata pausa “gastronomica”.

Vista sulle montagne, e taglieri di salami e formaggi in primo piano
Formaggi e salumi innaffiati da una bella birra sotto le Cime, cosa si può volere di più?

I nostri nuovi amici sono dovuti ripartire quasi subito per riuscire a prendere l’ultimo autobus in partenza dal rifugio Auronzo, noi invece ci siamo rilassati un po’ di più (ma poi il caso ha voluto che li reincontrassimo al parcheggio per un ultimo veloce saluto. Anche queste condivisioni estemporanee del cammino sono uno dei regali che la montagna è in grado di offrirti).

L’ultimo pezzo di percorso ci ha riservato un paesaggio diverso da quello visto fino a qui, ma in egual modo affascinante. In questa zona il vento si è fatto sentire parecchio, e abbiamo potuto assistere al fenomeno del suono degli ometti di pietra. Il sentiero era a tratti un po’ più stretto e sconnesso. Dopo l’ultima salitina siamo giunti in vista del parcheggio, ed abbiamo così chiuso l’anello delle Tre Cime di Lavaredo, stanchi ma felici.

La sera, dopo cena, ci siamo concessi un po’ di relax defaticante nella spa del Kirchenwirt.

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